Secondo la rettrice del Politecnico di Milano, Donatella Sciuto, l’Italia deve rendere l’istruzione superiore più accessibile, attrarre talenti internazionali e rafforzare il percorso che porta dalla ricerca all’innovazione. Sciuto sostiene che la mobilità sociale dovrebbe rientrare nel modo in cui le università definiscono l’eccellenza, soprattutto mentre il Paese deve fare i conti con il calo della popolazione giovane.
Nel 2024, la quota di italiani tra i 25 e i 34 anni con un’istruzione terziaria era del 31,6%, rispetto al 44,1% nell’Unione europea, osserva Sciuto. Aumentare le iscrizioni all’università non basterà, da solo, a colmare il divario se gli studenti non possono permettersi di studiare o sono ostacolati dalle condizioni familiari o territoriali.
Borse di studio, esenzioni dalle tasse e servizi per gli studenti restano importanti, ma Sciuto afferma che anche la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili nelle grandi città fa parte dell’accesso all’istruzione. Il Politecnico di Milano investe in residenze e servizi di sostegno per gli studenti, dice, sottolineando però che una singola università non può risolvere un problema che riguarda un’intera città. Alloggi, trasporti e servizi richiedono una responsabilità condivisa tra università, autorità pubbliche e organizzazioni private.
Sciuto invita inoltre le università pubbliche a valutare se contribuiscono a ridurre gli svantaggi che gli studenti si portano dietro, anche individuando in anticipo il rischio di abbandono degli studi. L’obiettivo, afferma, non dovrebbe essere soltanto attrarre gli studenti migliori, ma anche consentire alle persone di talento con minori risorse di avere successo.
Per quanto riguarda la mobilità internazionale, Sciuto sostiene che gli studenti dovrebbero poter lasciare l’Italia per studiare o svolgere attività di ricerca, mentre il Paese dovrebbe impegnarsi a rendere altrettanto attrattivi il rientro e l’arrivo. Il Politecnico conta quasi 10.000 studenti internazionali su un totale di circa 49.000. Circa il 60% dei suoi laureati internazionali resta in Italia per lavorare un anno dopo la laurea.
Trattenere questi talenti, tuttavia, dipende da più fattori che dalle sole università. Sciuto indica le prospettive professionali, gli stipendi, i servizi, le procedure amministrative e la possibilità di costruirsi una vita in Italia tra gli elementi che determinano se i laureati internazionali decidono di restare.
Sciuto esorta inoltre l’Italia a valorizzare i programmi di ricerca e le collaborazioni avviati nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La ricerca si trasforma in innovazione non semplicemente quando produce un brevetto, afferma, ma quando università e imprese mantengono rapporti duraturi e i ricercatori possono lavorare sia nei laboratori sia nelle aziende. L’obiettivo è trasformare la conoscenza in tecnologia, imprese, investimenti e occupazione qualificata.
Secondo Sciuto, la fase successiva dovrebbe passare dall’attenzione ai singoli progetti a un sostegno duraturo alle istituzioni, con obiettivi e risultati chiari. In un Paese con sempre meno giovani, sostiene, la perdita di talenti comporta un costo crescente.
Fonti: Il Sole 24 Ore Italia.