Il piano di bilancio italiano stanzia 3,1 miliardi di euro nell’arco di dieci anni per ridurre gradualmente i tempi di attesa per il trattamento di fine rapporto, noto come TFR, destinato ai dipendenti pubblici che vanno in pensione dopo aver raggiunto il limite di età o di servizio. Le modifiche avvicinerebbero il sistema al pagamento immediato, ma non riguarderebbero tutti i dipendenti pubblici che lasciano il lavoro.
La riforma sarebbe introdotta gradualmente. A partire dal 2028, l’attesa tra il pensionamento e il primo pagamento verrebbe ridotta di tre mesi all’anno per tre anni. La prima rata è già dovuta dopo nove mesi, a seguito della riduzione da 12 mesi prevista dalla legge di bilancio dello scorso anno.
Dal 2031, il piano aumenterebbe la soglia per ricevere il pagamento in rate. Attualmente, tale soglia è pari a 50.000 euro. L’importo corrisposto nella prima rata aumenterebbe di 10.000 euro all’anno fino all’eliminazione della soglia il 1° gennaio 2035. Da quel momento, i lavoratori che vanno in pensione dopo aver raggiunto il limite di età o di servizio riceverebbero subito il pagamento, come avviene per i dipendenti del settore privato.
La misura non modifica le regole per i dipendenti pubblici che lasciano il lavoro per anzianità di servizio o per accettare un impiego nel settore privato. Dovrebbero comunque attendere 24 mesi per la prima rata, seguita da pagamenti annuali con un limite di 50.000 euro ciascuno. Per le prestazioni superiori a 100.000 euro, il pagamento completo può richiedere cinque anni e i ritardi amministrativi possono prolungare ulteriormente questo periodo.
La Corte costituzionale terrà l’udienza finale sulla questione il 14 gennaio 2027. In passato, la Corte ha sollecitato una riforma e si prevede che la sua decisione finale valuti se le misure di bilancio siano sufficienti. Il caso riguarda sia le tutele costituzionali delle retribuzioni differite sia la necessità di salvaguardare le finanze pubbliche.
Fonti: Il Sole 24 Ore Italia.