I dazi del presidente Donald Trump erano stati concepiti per proteggere dagli concorrenti stranieri gli Stati a forte vocazione manifatturiera come il Michigan e per offrire un vantaggio politico alla sua amministrazione e al suo partito. Tuttavia, gli elettori degli Stati presi di mira per ricevere sostegno legato al commercio sembrano sempre più scettici nei confronti del suo approccio imprevedibile.

La questione è particolarmente rilevante nell’area di Detroit, dove le catene di approvvigionamento del settore automobilistico dipendono fortemente dalle imprese canadesi dall’altra parte del confine. I dazi globali e le controversie commerciali di Trump sono diventati una questione centrale in vista delle elezioni di medio termine, mentre aziende e consumatori devono affrontare costi più elevati e il deterioramento dei rapporti tra gli Stati Uniti e il Canada.

Ad agosto, Trump ha imposto un dazio del 50 per cento su 20 miliardi di dollari di determinate esportazioni canadesi, dopo che i due Paesi non erano riusciti a raggiungere un accordo commerciale. Il Canada ha risposto con dazi propri e l’amministrazione Trump ha quindi vietato le importazioni di alcuni prodotti canadesi, tra cui alcolici e determinati prodotti lattiero-caseari.

Trump ha inoltre minacciato di imporre un dazio del 50 per cento sulle automobili e sui componenti automobilistici canadesi se i Paesi non raggiungeranno un accordo entro il 1° gennaio. Domenica, poco prima delle elezioni di medio termine, ha detto di avere “idee per un accordo molto positivo con il Canada”, ma non sono stati resi noti dettagli.

Il primo ministro canadese Mark Carney ha dichiarato che le squadre negoziali dei due Paesi lavoreranno nelle prossime settimane sugli “elementi essenziali di un accordo commerciale reciprocamente vantaggioso”. Nel frattempo, le preoccupazioni per i dazi sollevano interrogativi sulla possibilità che l’esperimento economico dell’amministrazione possa proseguire di fronte a un’opposizione crescente.

Fonti: The New York Times Business.