Secondo una proposta delineata da Profumo in relazione al rapporto “Le leve per la crescita”, curato da Roberto Garofoli su iniziativa dell’Anci, l’Italia dovrebbe adottare un piano nazionale di lungo periodo per l’istruzione, la ricerca e l’innovazione, così da sostenere la crescita mentre la popolazione invecchia e il numero dei giovani diminuisce. Il rapporto considera Il Capitale umano un punto di partenza per generare sviluppo nonostante la limitata capacità d’investimento legata al debito pubblico.
Il “Piano Italia della conoscenza” proposto avrebbe una durata di almeno 20 anni e mirerebbe a ottenere un sostegno politico che duri oltre i cambi di governo. Il modello è il piano INA-Casa, promosso da Amintore Fanfani negli anni Cinquanta e Sessanta, che riunì Stato, datori di lavoro e lavoratori attorno a un obiettivo nazionale. Il nuovo piano coinvolgerebbe istituzioni, parti sociali, università e fondazioni, prevedendo finanziamenti stabili, impegni misurabili e verifiche periodiche.
La proposta considera istruzione, ricerca e innovazione come parti interconnesse di un’unica politica: sviluppare competenze, produrre conoscenza e trasformarla in occupazione qualificata e valore economico. Chiede inoltre che l’apprendimento permanente diventi un diritto, aiutando le persone ad adattarsi ai cambiamenti del lavoro e della tecnologia, compresa la diffusione dell’intelligenza artificiale.
L’educazione della prima infanzia è indicata come una priorità, con asili nido e scuole dell’infanzia accessibili e personale preparato. Il testo cita l’approccio educativo sviluppato a Reggio Emilia e l’idea di Loris Malaguzzi dei “cento linguaggi” dei bambini, attraverso i quali imparano usando parole, immagini, gesti, materiali e relazioni. Con un numero inferiore di bambini, sostiene, la qualità dell’istruzione di ciascuno diventa ancora più importante.
Anche scuole e università dovrebbero preparare le persone a porsi domande, ragionare, sperimentare e valutare le informazioni. La proposta chiede di formare gli insegnanti e di fare in modo che università e ITS Academy combinino competenze scientifiche e digitali con conoscenze culturali e capacità di pianificazione. Il dialogo con le imprese dovrebbe anticipare i cambiamenti nel mondo del lavoro senza ridurre l’istruzione alle esigenze immediate dei datori di lavoro. Percorsi di apprendimento flessibili, riconoscimento delle competenze e tempo per la riqualificazione sono presentati come fondamenta di un sistema permanente di welfare formativo.
La ricerca, a sua volta, ha bisogno di finanziamenti affidabili, autonomia e spazio per perseguire idee senza applicazioni commerciali immediate. La proposta afferma che l’Italia dovrebbe collegare più strettamente la propria politica nazionale della ricerca alle priorità europee, connettere università ed enti di ricerca italiani alle principali infrastrutture europee e offrire ai ricercatori laboratori e opportunità di carriera capaci di attrarre talenti. Cita, come esempio di paesi che uniscono risorse e competenze attorno a un obiettivo comune, un CERN europeo per l’intelligenza artificiale proposto e sostenuto da Giorgio Parisi.
Il piano mirerebbe inoltre a migliorare il percorso dalla ricerca all’industria, anche in settori come l’energia, le biotecnologie e i nuovi materiali. Per passare da una scoperta scientifica a un prodotto servono sperimentazione, prototipi e una collaborazione duratura tra ricercatori e imprese. Laboratori condivisi e specialisti in grado di tradurre la ricerca in soluzioni pratiche potrebbero aiutare le piccole e medie imprese a utilizzare nuove tecnologie e sostenere sia le aziende esistenti sia le nuove iniziative.
Secondo la proposta, i finanziamenti dovrebbero coprire sia le fasi iniziali di una startup sia la sua crescita successiva. Il sostegno iniziale può aiutare a mettere alla prova un’idea e avviare un’impresa; per assumere personale, produrre e raggiungere i mercati internazionali servono capitali a più lungo termine. Fondi italiani ed europei dovrebbero sostenere entrambe le fasi, insieme agli investitori privati e a un accesso più semplice ai finanziamenti. I comuni potrebbero contribuire a collegare ricerca e imprese e ad attrarre talenti attraverso l’accesso ai servizi e agli alloggi. I risultati del piano sarebbero valutati in base all’apprendimento, alla ricerca, alla produttività e all’occupazione qualificata.
Fonti: Il Sole 24 Ore Italia.