L’Italia ha definitivamente cancellato un contributo previsto di 2 € sui piccoli pacchi in arrivo da fuori dell’Unione europea, rimuovendo la misura prima che entrasse mai in vigore. Il prelievo era stato introdotto dalla legge di bilancio dell’anno scorso ma era stato rinviato più volte. L’articolo 30 del disegno di legge di bilancio ora lo annulla abrogando i commi 126, 127 e 128 della precedente misura di bilancio.

Secondo il governo dell’epoca, l’onere era destinato a coprire i costi amministrativi legati alle procedure doganali per i pacchi extra-UE. Era originariamente previsto a partire da gennaio 2026, poi spostato a luglio, ottobre e dicembre, e infine al 1º gennaio 2027. I ripetuti rinvii hanno costretto l’esecutivo a coprire le entrate mancanti tramite decreti.

La relazione illustrativa afferma che l’abrogazione è collegata al nuovo Codice doganale dell’UE, il regolamento 2026/2108 del 16 settembre. La relazione tecnica delinea il quadro finanziario. Quando fu introdotto il contributo, le previsioni di bilancio lo valutavano a 245 milioni di € all’anno. La stima aggiornata è scesa a 91,3 milioni di €.

La modifica riflette cambiamenti del mercato. Dal 1º luglio 2026 è stata eliminata l’esenzione dai dazi doganali per le spedizioni inferiori a 150 € ed è stato introdotto un dazio europeo di 3 €. Proiettando su tutto l’anno i dati doganali di luglio e agosto, le spedizioni soggette al contributo ammontano a 61,7 milioni. Dopo un calo del 7,6% dovuto ai prezzi più alti e un’evasione del 20%, a 2 € per pacco le entrate perse sono stimate in 91,3 milioni di € all’anno.

Un funzionario della Commissione ha dichiarato che nei tre mesi successivi all’introduzione del dazio i pacchi dichiarati nei sistemi doganali sono diminuiti in media di oltre il 60%. L’UE riceve ancora 5 milioni di articoli al giorno, dopo che l’anno scorso sono stati importati 5,9 miliardi di pacchi. Nei controlli doganali coordinati, il 60% dei prodotti è risultato non conforme.

Fonti: Il Sole 24 Ore Italia.