Il sindacato di polizia tedesco (GdP) ha respinto le critiche per aver descritto le persone coinvolte nelle rivolte del fine settimana come giovani provenienti da un «ambiente migratorio». Andreas Roßkopf, a capo della sezione della Polizia federale del sindacato, ha dichiarato che i rapporti degli agenti confermavano tale caratterizzazione e ha criticato i politici per sembrare intenzionati a minimizzare le origini dei responsabili.
Le rivolte e i saccheggi si sono verificati soprattutto a Francoforte sul Meno nella notte tra sabato e domenica, dopo che migliaia di giovani avevano partecipato a manifestazioni pacifiche sull’istruzione e la politica sociale. Scontri con la polizia sono stati segnalati anche a Colonia, Amburgo e Berlino. Le autorità hanno arrestato 54 persone per le rivolte e i saccheggi.
Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt ha inizialmente affermato che gruppi di estrema sinistra violenti e «seminatori di caos provenienti dall’ambiente migratorio» avevano dirottato le manifestazioni. In seguito ha eliminato la parola «ambiente», riferendosi invece a gruppi di estrema sinistra violenti e a «seminatori di caos migranti». Il ministro dell’Interno dell’Assia, Roman Poseck, ha dichiarato che i coinvolti provenivano prevalentemente da contesti migratori.
Il ministro della Difesa Boris Pistorius ha contestato la formulazione, chiedendo chi comprendesse e se facesse distinzione tra le persone che vivevano in Germania da generazioni e avevano la cittadinanza tedesca. Anche esponenti dei Verdi e del Partito della Sinistra hanno criticato tale caratterizzazione.
Norbert Röttgen, vicepresidente del gruppo parlamentare CDU/CSU, ha affermato che molti dei coinvolti erano cittadini stranieri o tedeschi di origine straniera, ma ha sostenuto che ciò non dimostrava l’esistenza di un unico ambiente migratorio condiviso. Ha aggiunto che la violenza dovrebbe comunque essere affrontata applicando tutto il rigore dello Stato di diritto.
Anche la commissaria del governo federale per l’integrazione, Natalie Pawlik, ha chiesto un dibattito più articolato. Ha affermato che andrebbero prese in considerazione le possibili cause, tra cui la mancanza di prospettive, le esperienze di esclusione e i problemi di integrazione, aggiungendo che la questione era capire perché si fosse verificata la violenza, non da dove provenissero i coinvolti.
Fonti: Handelsblatt.