A settembre il deficit commerciale degli Stati Uniti è diminuito leggermente, ma è rimasto elevato, mettendo in difficoltà gli sforzi dell’amministrazione Trump per ridurlo attraverso i dazi. Il divario tra importazioni ed esportazioni di beni e servizi è stato di 105 miliardi di dollari, in calo dello 0,7% rispetto ad agosto e inferiore al livello record del mese precedente.

Il deficit di settembre è stato comunque il secondo totale mensile più alto da quando il presidente Trump ha imposto dazi globali nell’aprile 2025. Negli ultimi mesi il dato è aumentato, in parte perché le aziende importano costosi chip per l’intelligenza artificiale e computer destinati ai nuovi centri dati.

Le importazioni sono aumentate dell’1,2% rispetto ad agosto, raggiungendo il record di 426,6 miliardi di dollari, con computer e prodotti farmaceutici tra i beni acquistati. Le esportazioni sono cresciute dell’1,9%, arrivando a 321,5 miliardi di dollari, sostenute da computer, petrolio greggio e aeromobili, oltre che da ingenti ordini di soia da parte di aziende cinesi in vista di una visita negli Stati Uniti del presidente cinese.

L’amministrazione considera il deficit commerciale un segnale della debolezza del settore manifatturiero statunitense e ha imposto dazi su molte importazioni nel tentativo di ridurlo. Alcuni economisti hanno messo in dubbio che questo approccio possa funzionare finché la spesa dei consumatori e del governo statunitensi resterà elevata.

Fonti: The New York Times Business.